Il blog dell’inutilità

Manoscritto Trivulziana 365
Manoscritto Trivulziana 365


Se la natura del nostro Giornale è difficile da definire , non così lo scopo. In questo non v’è misteri. Noi non miriamo né all’aumento dell’industria, né al miglioramento degli ordini sociali, né al perfezionamento dell’uomo. […] Confessiamo schiettamente che il nostro Giornale non avrà nessuna utilità. E crediamo ragionevolmente che in un secolo in cui tutti i libri, tutti i pezzi di carta stampata, tutti i fogliolini di visita sono utili,  venga fuori finalmente un Giornale che faccia professione di essere inutile. […]. Il nostro scopo dunque non è giovare al mondo, ma dilettare quei pochi che ci leggeranno. Lasciamo stare che lo scopo finale di ogni cosa utile essendo il piacere, il quale poi all’ultimo si ottiene rarissime volte, la nostra privata opinione è che il dilettevole sia più utile che l’utile. Noi abbiamo torto certamente, poiché il secolo crede il contrario. Ma in fine se nel gravissimo secolo decimonono, che fin qui non è il più felice di cui s’abbia memoria, v’è ancora di quelli che vogliono leggere per diletto, e per avere dalla lettura qualche piccola consolazione a grandi calamità, questi tali sottoscrivano alla nostra impresa.

Nel lontano 1832 Giacomo Leopardi apriva con queste parole il Preambolo al suo giornale “Lo Spettatore Fiorentino . Giornale di ogni settimana”, chiuso dopo poche edizioni.
Con queste stesse parole mi è sembrato giusto aprire il primo articolo di questo blog, che si potrebbe a tutti i rigori definire un blog dell’inutilità: pensieri forse inutili, scritti probabilmente inutilmente.

Certo soffermarci a pensare quante nostre azioni quotidiane siano utili o meno aprirebbe un dibattito decisamente lungo e, in questa sede, fuori luogo.
É utile fare fotografie, studiare un teorema di algebra? È utile leggere un romanzo quando per avere sotto gli occhi un bel pensiero o una bella frase, in fondo basta collegarsi a qualche pagina di aforismi: pillole di stile e saggezza dispensate in forma rapida e veloce, ideale da leggere tramite smartphone e che possono fare un grande effetto come didascalia alle nostre immagini? 

Tanto per cominciare credo che qualsiasi cosa fatta con passione non sia inutile, e non è inutile perché genera piacere, come ci ricorda Giacomo Leopardi in questa sua citazione.

Allora ben venga la ricerca dell’inutilità in ogni sua forma: purché ci renda felici e ci faccia sentire, almeno per un pochino, un tantino più leggeri e un tantino superiori a tutti i noiosi pensieri quotidiani. 

Da letterata quale sono mi permetto di aggiungere che la letteratura, con tutta la sua inutilità, non provoca soltanto piacere, ma, come ogni forma d’arte espressa, aiuta a vivere meglio, cioè aiuta a vivere una vita più degna, piena e consapevole.

E se verremo presi un po’ per anacronistici pace…ce ne faremo una ragione!
Giusto ieri mi sono sentita tacciata di stupidità perché nel bel mezzo dell’estate [n.d.a estate 2017 quella dopo la mia laurea magistrale dove finalmente non dovevo preparare nessun esame!] ho iniziato a confrontare tre testi diversi dell’Inferno dantesco per trarre un sunto dei diversi commenti (per i più interessati le edizioni in questione sono: Zanichelli a cura di Tommaso di Salvo, 2006; La Nuova Italia a cura di Natalino Sapegno, 1969; Ulrico Hoepli testo critico della Società Dantesca Italiana col commento scartazziniano rifatto da Giuseppe Vandelli).
Un lavoro totalmente inutile. O no?

[n.d.a. aggiungo che non ho perso questo tipo di passione filologia sulla divina commedia e ai tre commenti sopra citati quest’inverno si è aggiunta l’appena stampata edizione dell’Inferno curata da Franco Nembrini con la prefazione di Alessandro d’Avenia.]

Quest’articolo fu pubblicato per la prima volta nell’agosto 2017 e fu il primo articolo del mio primo blog. Ho ritenuto non inutile inserirlo anche in questa nuova versione=)

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