Citazioni di Proust e come trovarle #1

Immagine di copertina della ricerca del tempo perduto

Quale occasione migliore dell’arrivo dell’estate per iniziare la lettura di uno dei classici contemporanei più impervi e di difficile appealing? Sto ovviamente parlando della mitica recherche Proustinana!

Come ogni letterato che si rispetti a un certo punto della mia vita ho sentito l’esigenza di iniziare questa mole di scrittura: ovviamente durante un’estate, e precisamente l’estate in cui ero in gravidanza (pensando con somma ingenuità che avrei avuto molto più tempo da dedicare a riposo e proficuo otium). Ma una stagione ahimè non basta certo per finire tutti e sette i volumi e per ora sono ferma al secondo…chissà che quest’estate sia la volta buona che proseguo nell’impresa!

Per darvi un definitivo sprone a intraprendere questa lettura userò parole dello stesso Proust, chi meglio di lui può farci capire l’essenza e la bellezza del suo lavoro?

[Trama del primo volume “Dalla parte di Swann”: nella prima parte il narratore rievoca la sua infanzia nel villaggio di Combray; mentre la seconda parte narra dell’innamoramento di Charles Swann nei confronti di una giovane di nome Odette; infine la terza parte introduce il personaggio di Gilberte, figlia di Charles Swann e Odette, la quale diventa il primo amore del narratore.]

I – ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO

     DALLA PARTE DI SWANN

Certe volte, come Eva da una costola d’Adamo, una donna nasceva nel mio sonno da una falsa positura della mia coscia. […] Se, come a volte succedeva, il suo volto era quello di una donna che avevo conosciuto nella vita, ero certo che mi sarei consacrato a un unico scopo: ritrovarla, come chi intraprende un viaggio per vedere coi suoi occhi una città di cui ha desiderio, e s’immagina di poter godere in una cosa reale il fascino di una cosa sognata.
(Parte I – p.4-5)

Ma avendo rivisto un po’ l’una, un po’ l’altra delle camere dove avevo abitato nella mia vita, finivo per ricordarmele tutte: […] camere d’inverno dove quando il tempo è glaciale, il piacere che si assapora è quello di sentirsi separati dall’esterno […] camere d’estate dove è bello essere uniti alla notte tiepida, dove il chiaro di luna che si posa sulle imposte socchiuse getta fino ai piedi del letto la sua scala incantata, dove si dorme quasi all’aria aperta, come la cincia cullata dalla brezza sulla cima d’un raggio… 
(Parte I – p.7-8)

…in realtà trovavamo un certo piacere in questo gioco, vicini come eravamo, ancora, all’età in cui si è convinti di creare ciò che si nomina.
(Parte I – p.94)

I suoi occhi neri brillavano, e poiché allora non sapevo, né l’ho imparato in seguito, ridurre ai puri elementi oggettivi una forte impressione, non avendo abbastanza di quel che si definisce “spirito d’osservazione” per isolare la nozione del loro colore, per molto tempo, ogni volta che ripensavo a lei, il ricordo del loro sfavillio mi si presentò senz’altro come quello di un vivido azzurro, dal momento che i suoi capelli erano biondi: al punto che, forse, se non avesse avuto degli occhi così neri – ciò che colpiva tanto chi la vedeva per la prima volta – non mi sarei più particolarmente innamorato, come mi innamorai, di quei suoi occhi azzurri.
(Parte I – p.146)

A volte, lungo l’acqua attorniata dai boschi, ci imbattevamo in una villetta di campagna isolata, sperduta, che non vedeva nulla del mondo all’infuori del fiume che le bagnava i piedi. Una giovane donna il cui volto pensoso e i cui veli eleganti non appartenevano a quel luogo e che vi era certo venuta, secondo l’espressione popolare, a “seppellirsi”, ad assaporare l’amaro piacere di constatare che il suo nome, il nome soprattutto dell’uomo il cui cuore lei non aveva saputo trattenere, vi erano sconosciuti, compariva nel riquadro della finestra dalla quale non le era possibile spingere lo sguardo al di là della barca ormeggiata accanto alla porta. Levava distrattamente gli occhi sentendo, dietro gli alberi della riva, le voci di quei passanti che, poteva esserne sicura prima ancora d’averli visti in faccia, non avevano né mai avrebbe conosciuto l’infedele; nulla nel loro passata conservava l’impronta di lui, nulla nel loro avvenire avrebbe avuto occasione di riceverla. Si intuiva che, nella sua rinuncia, aveva volontariamente lasciato i luoghi dove avrebbe potuto almeno scorgere colui che amava, per questi che non l’avevano mai visto. E io la guardavo mentre, tornando da una passeggiata lungo una strada che lui non avrebbe mai percorso, si sfilava con mani rassegnate i lunghi guanti inutilmente seducenti.
(Parte I – p.177)

E tuttavia, dato che c’è qualcosa di individuale nei luoghi, quando mi assale il desiderio di rivedere la parte di Guermantes, non riuscireste a soddisfarmelo conducendomi sulla riva d’un fiume dove ci fossero ninfee altrettando belle, ancora più belle che nella Vivonne, allo stesso modo che di sera, tornando a casa non avrei certo voluto che venisse a darmi la buonanotte una mamma più bella e più intelligente della mia. No; così come, per potermi addormentare felice, con quella pace senza turbamento che nessuna amante, dopo, è mai riuscita a darmi – giacchè si dubita di loro nello stesso momento in cui si crede in loro e non si possiede mai il loro cuore come io ricevevo in un bacio quello di mia madre, tutto intero, senza la riserva di un pensiero inespresso, senza il residuo di un’intenzione non dedicata a me -, ciò di cui avevo bisogno era che fosse lei, che chinasse lei verso di me quel viso dove sotto l’occhio si vedeva qualcosa che era, pare, un difetto, ma che io amavo esattamente come il resto…
(Parte I – p.192)

Vedendo che lei non era più nel salotto, Swann sentì una stretta al cuore; tremava al pensiero d’essere privato di un piacere di cui per la prima volta abbracciava la misura, avendo goduto sino allora di quella certezza di  trovarlo a suo arbitrio che per ogni piacere riduce o addirittura inibisce in noi la possibilità di scorgerne la grandezza.
(Parte II – p.146)

Di tutti i modi di produzione dell’amore, di tutti gli agenti di disseminazione del male sacro, uno dei più efficaci è certo questo gran soffio d’ansia che passa a volte su di noi. La sorte è segnata, allora: sarà lui, l’essere della cui compagnia godiamo in quell’istante, sarà lui che ameremo. Non c’è nemmeno bisogno che, prima, ci piacesse più di altri, e nemmeno altrettanto. Occorreva solo che la nostra inclinazione per lui divenisse esclusiva. E tale condizione si realizza quando – nel momento in cui non ne disponiamo – alla ricerca dei piaceri prodigati dalla sua grazia si sostituisce bruscamente dentro di noi un bisogno ansioso che ha per oggetto quell’essere medesimo, un bisogno assurdo, che le leggi di questo mondo rendono impossibile soddisfare e difficile guarire – il bisogno insensato e doloroso di possederlo.
(Parte II – p.239)

“[…] Mi sembra ridicolo, in fondo, che un uomo della sua intelligenza soffra per una persona simile e nemmeno interessante, dicono che sia stupida”, aggiunse con la saggezza di chi non è innamorato e pensa che un uomo intelligente dovrebbe essere infelice solo per una persona che lo meritasse; è press’a poco come stupirsi che uno si degni di ammalarsi di colera a causa di un essere minuscolo come il bacillo virgola.
(Parte II – p.354)

Tutte le citazione sono riportate dall’edizione Mondadori del 2017 a cura di L. De Maria con traduzione di Giovanni Raboni

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