L’amore ai tempi del colera

A furia di considerare la letteratura un argomento di studio “scientifico” mi ero quasi dimenticata cosa ci trovassi di così interessante nei libri.

Ed è con questo stato d’animo che di punto in bianco mi sono imbattuta in un vero capolavoro: L’amore ai tempi del colera.

Devo ammettere che è parecchio tempo, forse anni, che non trovavo un libro che mi catturasse come questo. Non che la trama sia particolarmente avvincente e non avevo neanche la suspense di arrivare alla fine che già conoscevo…eppure ero così motivata e così felice di tuffarmi nella lettura che anche se si faceva tardi continuavo a ripetermi “ancora una pagina e smetto”…e niente…non riuscivo proprio a staccarmi!

L’amore ai tempi del colera, uno dei titoli più mainstream dei nostri giorni, è esattamente uno di quei romanzi che rischia di essere evitato da noi letterati che della letteratura ne stiamo facendo uno studio. Non fraintendetemi, Márquez è autore da premio Nobel, riconosciuto e ammirato da più di mezzo mondo…ma spesso la nostra indole ci porta a tuffarci nella lettura di qualche perla rara, sconosciuta ai più, che insieme a qualche breve momento di estasi letteraria di solito è accompagnato da parecchia noia e pagine girate svogliatamente.

Invece la noia è proprio quello che manca nella lettura di questo romanzo: un libro d’amore con la a maiuscola. Senza compromessi e senza la paura di cadere nel banale, l’autore annuncia fin dal celebre incipit che il tema centrale e portante di tutta la narrazione sarà l’amore: la tematica più antica di tutta la letteratura mondiale eppure qua trattata in maniera talmente totalizzante da risultare del tutto inedita.  

“Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati.”

Fin dalla primissima riga ci si ritrova immersi in un Sud America popolare, invaso da suoni, odori e colori…e improvvisamente anche al lettore sembra di sentire l’odore di quei mandorli,  di poter cogliere la delicatezza dei loro petali che cadono sulle panchine deserte fuori dalla villa dei Vangeli e di avvertire il caldo delle giornate assolate caraibiche. Ed ecco che avviene la magia: dal momento che si apre la pagina e si riprende la lettura interrotta si viene trasportati lontano nel tempo e nello spazio,  in una dimensione dove l’amore regna sovrano e dove la speranza indomita di Florentino Ariza strappa un moto di condivisione e di ammirazione anche alla più cinica delle persone.

L’amore viene instancabilmente analizzato in ogni sua età e forma, dalla prima giovinezza all’estrema vecchiaia. Così una pagina dopo l’altra vengono date sempre nuove definizioni a questo instancabile sentimento: amore è tutto ciò che si fa nudi[1], amore è quel sentimento eterno e indomito che ha Florentino Ariza per Fermina Daza, amore è quella calma abitudine di Juvenal Urbino e della moglie, amore è…e qua sta ad ogni lettore continuare.


[1] “Sara Noriega lo tranquillizzò con la semplice risposta che tutto quello che facevano nudi era amore. Disse:«Amore dell’anima dalla vita in su e amore del corpo dalla vita in giù».”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

shares